Nella mente di una wildcard della World Series

Sergio Guzman and David Colturi
David Colturi indossa i panni dell'intervistatore per discutere strategie e obiettivi delle wildcard

Abilità, buona forma fisica, precisione e nervi d'acciaio: sono alcuni degli attributi fondamentali che un cliff diver deve possedere. I grandi nomi dello sport (Hunt, Duque, LoBue, Paredes e così via) hanno dimostrato di possederli nel corso degli anni, conquistando un posto d'onore nella line-up ufficiale. Ma ad una wildcard non basta fare una comparsata di tanto in tanto e dare il massimo dai 27 metri di altezza: la loro vita è fatta di incertezze, pressione, chiamate all'ultimo minuto, e quel desiderio apparentemente irraggiungibile di diventare un diver titolare.

In 10 anni di World Series non sono mancati i casi di wildcard esplose e diventate parte integrante del campionato. Come dimenticare la sensazionale ed emozionante vittoria di Alessandro De Rose in terra natia, a Polignano a Mare, o il podio raggiunto dal debutto a Mostar dal russo Nikita Fedotov? Al contempo però, tra le wildcard sono finiti anche vecchi campioni in declino, come accaduto nel 2016 ad Artem Silchenko, Russia. Come fanno a sopportare quest'imprevedibilità, questi alti e bassi, e la pressione che una competizione come la World Series porta con sé?

David Colturi, temporaneamente fuori gioco per via di un infortunio, ha vestito i panni dell'intervistatore per noi, e prima dell'inizio ufficiale della quinta tappa del 2018, a Copenhagen, ha scambiato quattro chiacchiere con le wildcard presenti, per parlare di strategie e approcci.

Oleksiy Prygorov (UKR)

David: Tu vieni dai tuffi olimpici: come vedi il processo per diventare wildcard, e quello per diventare titolare raggiungendo la Top 10?

Oleksiy: Innanzitutto, il mio obiettivo era di puntare direttamente alla Top 10, ma dopo la mia seconda gara mi sono reso conto di quanto fosse difficile, sfiancante e pericoloso questo sport. Ora penso solo a realizzare tuffi in sicurezza e a divertirmi. Nel team ucraino non c'è una gran bella atmosfera, mentre qui sono amico con tutti, mi supportano, è una cosa che adoro. È la mia seconda vita. Al momento non è così importante per me essere in Top 10, prima o poi ci arriverò, me lo sento.

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Il tuffo di Oleksiy Prygorov dai 27 metri di altezza durante gli allenamenti a Copenhagen. Foto: Dean Treml/Red Bull Content Pool. 

Sergio Guzman (MEX)

David: Eri una wildcard nel 2015, nel 2016 e nel 2017 sei stato nella line-up di titolari, ma per questa stagione non sei riuscito a mantenere il tuo posto. Come ti sei sentito e cosa è cambiato?

Sergio: Credo che sia stato l'incidente di Mostar ad influenzarmi, ma quest'anno non mi sento così diverso dal solito. Il mio obiettivo è di qualificarmi e di tornare a prendere parte ad ogni gara con voi.

David: Come pensi di farlo?

Sergio: Allenamento e concentrazione. Devo essere forte mentalmente, e fare ciò che so fare.

Kyle Mitrione (USA)

David: Sei in una situazione unica: hai i tuffi giusti, l'abilità, gli strumenti, ma purtroppo sei una wildcard americana, e ci sono già 3 tuoi connazionali tra i titolari, il numero massimo consentito dal regolamento. Cosa significa questo per te?

Kyle: È molto difficile per me, ma per ora penso a dare il massimo. So bene che non è fattibile, al momento, rientrare nella line-up di titolari. Semplicemente non ci penso troppo. Sarebbe molto bello, ma anche partecipare a quante più competizioni possibili mi sta bene.

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Kyle Mitrione è tornato a gareggiare dopo la tappa texana. Foto: Dean Treml/Red Bull Content Pool.

Kris Kolanus (POL) 

David: Sei uno dei pochi diver che ha iniziato da wildcard, è diventato titolare, è tornato wildcard ed è infine rientrato tra i titolari. Qual è la lezione più importante che hai appreso, e che consigli ti senti di dare?

Kris: Seguite i vostri istinti, fate ciò che amate, è questo ciò che conta. Non pensate agli altri. Se amate tuffarvi e volete farlo, fatelo e basta.

David: Tu come ci riesci?

Kris: Non penso a diventare un titolare, mi concentro unicamente sul presente, mi godo il momento, la vista. È pur sempre la vostra vita, non stressatevi troppo per una gara. Siete in un bel posto, state tranquilli, guardate dove siete. Non pretendente troppo dai voi stessi. Ce la farete.

Mentalità e approcci che cambiano distintamente da una wildcard all'altra, insomma. Alcuni, come Sergio Guzman, lottano duramente per riprendersi il posto. Altri, come il nuovo arrivato Prygorov, sono felici anche solo di poterne far parte e si godono l'esperienza, consci che verrà il loro momento. Indipendentemente dalle differenti strategie, cosa risulta evidente è che anche tra le wildcard si respira pura passione e amore per lo sport. Come dice saggiamente Kris Kolanus: "Se amate tuffarvi e volete farlo, fatelo e basta."

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