Azzorre: un test di grande versatilità

Orlando Duque
Ecco come i migliori cliff diver del mondo passano dalla piattaforma alle scogliere

C'è calma, ma la tensione è palpabile durante gli attimi che precedono la prima sessione di allenamento a São Miguel, nelle Azzorre portoghesi: gli atleti studiano per bene l'area da cui si tufferanno, a 20 e a 27 metri di altezza dal mare, e osservano le onde che vanno e vengono, portando l'acqua con sé e aumentando temporaneamente quella altezza già di per sé non indifferente. Ad ogni tuffo che si conclude nel migliore dei modi, però, i volti si fanno più rilassati, e ad ogni riemersione è un tripudio di urla e risate.

Tuffarsi da grandi altezze è ordinaria amministrazione per l'élite del cliff diving, ma una volta all'anno la loro versatilità viene messa a dura prova in una tappa ormai classica e imperdibile della Red Bull Cliff Diving World Series, quella che si tiene presso l'incredibile formazione di roccia vulcanica situata in mezzo all'Atlantico. È una vista spettacolare per chi assiste, ma cosa significa per un atleta prendere le proprie skill, studiate per eseguire tuffi da una piattaforma solida e familiare, e trasferirle sulla grezza e nuda roccia?

David Colturi, che qui ha gareggiato la settima volta di fila, spiega che i tuffi dalle rocce che si fanno alle Azzorre rappresentano un vero test di versatilità:

"Take-off, traiettoria del tuffo ed entrata, le tre componenti fondamentali di ogni tuffo, vengono messe alla dura prova qui alle Azzorre," ha affermato l'americano. "La roccia non è liscia e dritta come una piattaforma, e il grip è ridotto al minimo. Bisogna essere molto concentrati ed essere sicuri di cosa si sta facendo, per potersi tuffare in maniera corretta e senza correre rischi."

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Un concentratissimo Colturi si è appena tuffato dalle rocce per la prima sessione di allenamento alle Azzorre. Foto: Romina Amato/Red Bull Content Pool.

"La versatilità è molto importante nel cliff diving, soprattutto qui. I diver più forti, flessibili e dalla maggior forza mentale sono quelli che riescono a scalare la classifica. È una questione di esperienza, ma è una sfida interessante."

Orlando Duque, il veterano più esperto tra i cliff diver della World Series, fa eco alle parole di Colturi sull'importanza di aver già esperienza in questa location:

È emozionante, è una sfida, è cliff diving puro," ha affermato il 43enne colombiano. "È come se fossero tre eventi in uno solo, bisogna adattarsi a tutto e molto velocemente. L'esperienza, ovviamente, aiuta."

E per quegli atleti che non hanno mai messo piede in questa minuscola isoletta vulcanica dell'Atlantico? L'italiano Alessandro De Rose partecipa alla World Series dal 2013, ma solo ora che è un permanent diver ha potuto finalmente sfidare la nuda roccia.

"Ho sempre seguito le gare in TV, ed ero geloso degli atleti che partecipavano a questa tappa," ha affermato. "La sfida più grande è capire dove posizionare i piedi, perché è una superficie così irregolare. Anche la visualizzazione del tuffo è differente, in quanto si vede la roccia molto da più vicino, è diverso dal tuffarsi da una piattaforma.

"È una grande sfida sia per la mente che per il corpo. Ma personalmente, preferisco questo tipo di sfida, perché ti permette di entrare in contatto con la natura. È il vero cliff diving."

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Primo assaggio di cliff diving allo stato puro per Alessandro De Rose, al debutto alle Azzorre. Foto: Romina Amato/Red Bull Content Pool.

Delle Azzorre Ginger Huber conserva uno splendido ricordo: nel 2016 fu la prima atleta della categoria femminile ad ottenere un 10, il voto massimo assegnato dai giudici, un'impresa ancor più complessa, avendolo eseguito dalle rocce. Qual è il segreto del suo successo?

"Provo a cercare la 'zona'," rivela la 43enne. "Non so come trovarla, ma a volte mi ci ritrovo, è il luogo migliore in cui stare perché sai di poter fare il tuo tuffo al meglio, non importa cosa accadrà. Una volta raggiunto quello stato mentale, sento di poter conquistare qualsiasi cosa."

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La Huber è stata la prima atleta donna ad aver ottenuto un 10 in World Series, proprio qui. Foto: Romina Amato/Red Bull Content Pool.

Ha inoltre aggiunto che c'è qualcosa di speciale in questo luogo, dove le atlete hanno fatto tappa per la quarta volta. "Mi sento a casa quando sono qui, e lo pensano anche altri atleti, è come se questo posto fosse stato creato per noi. La cosa mi aiuta non poco, mi permette di godermi l'ambiente circostante. Ci tuffiamo dalle scogliere, al naturale, ed è qualcosa di unico e speciale per noi."

Guarda il replay dalle Azzorre

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