Cosa è meglio: difficoltà o pulizia d'esecuzione?

Jonathan Paredes
È la domanda che Orlando Duque ha posto ai suoi colleghi diver a Sisikon

Difficoltà o pulizia d'esecuzione? È la domanda che ogni cliff diver deve prendere in considerazione. Per alcuni, una carriera di successo può essere intrapresa portando avanti una lista di tuffi "facili" che permettono di accumulare meno punti, ma senza il rischio di commettere errori, portando quindi a risultati niente male. Per altri, il bisogno di spingersi oltre ogni limite e di alzare ogni volta l'asticella della difficoltà è troppo forte, imprescindibile per raggiungere la vetta. È un scommessa che, se va a buon fine, porta risultati spettacolari, ma c'è anche il rischio concreto di scivolare in fondo alla classifica.

Due atleti che illustrano perfettamente come questo secondo approccio possa rivelarsi benefico, o disastroso: il messicano Jonathan Paredes e il russo Artem Silchenko. Paredes, famoso per aver eseguito per anni tuffi semplici alla perfezione, senza mai però raggiungere la vetta, ha iniziato ad aumentare la complessità della sua performance nel 2017 e si è portato a casa il titolo. Il russo, ex-campione World Series, nel 2016 si è focalizzato sulle sue difficilissime entrate alla cieca, e nonostante la vittoria in Italia ha concluso la stagione perdendo il suo posto da tuffatore titolare.

La leggenda dello sport Orlando Duque, attualmente infortunato e impossibilitato a competere a Sisikon, ha posto quella domanda ai suoi colleghi durante la prima sessione di allenamento in Svizzera.

Duque: Steve: CD (coefficiene di difficoltà) o costanza? Che ne pensi?

Steven LoBue: È sempre questa la domanda, no? In ogni sport c'è sempre questo scontro tra tecnica e stile, e il grado di difficoltà. Basta dare uno sguardo alla storia e alle persone che hanno vinto, è sempre una questione di costanza. È questa l'idea alla base di voler fare un passo indietro, una lezione che ho imparato da Jonny (Paredes). Puoi sempre rialzare la posta mentre il gioco entra nel vivo.

Duque: Quindi siamo arrivati al punto da dover garantire entrambe le cose?

LoBue: È così che Gary ha dominato per così tanto tempo. Non solo eseguiva i tuffi più difficili, ma lo faceva nel modo migliore possibili. Adesso sono in molti a farlo, incluso Jonny, che qui ha fatto un triple triple.

Duque: Jonny, come riesci ad eseguire i tuffi con precisione, e allo stesso tempo ad aumentare la difficoltà?

Jonathan Paredes: Credo sia tutta una questione mentale, il modo in cui ti concentri prima del tuffo, perché non importa se è facile o difficile: La tua mente deve essere al 100% su ciò che devi fare, e il tuffo deve essere ben fatto.

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Orlando Duque (S) pone la fatidica domanda a Paredes durante gli allenamenti a Sisikon. Foto: Dean Treml/Red Bull Content Pool

Duque: Jess, come riesci a sfoderare sia difficoltà elevata che precisione e costanza?

Jessica Macaulay: La chiave, a mio parere, è scegliere un CD che ti permetta di spingere i tuoi limiti, senza però esagerare al punto da non poter garantire una certa pulizia di esecuzione.

Duque: Al livello attuale della competizione femminile, credi siano importante entrambe le cose, e non solo la difficoltà?

Macaulay: Credo di sì. Per raggiungere il podio bisogna fare entrambe.

Duque: Kris, siamo arrivati al punto che una delle due non basta più. Come riesci a fare entrambe?

Kris Kolanus: Prima i miei tuffi erano semplici, ma riuscivo ad eseguirli sempre bene. Per salire sul podio ho dovuto renderli più difficili, e ora sono al punto di dover fare entrambe le cose.

Duque: Esattamente, è quello che vogliamo. Come ci riesci?

Kolanus: Credo che ognuno abbia una ricetta tutta sua. Io preferisco fare un certo tipo di tuffo, altri preferiscono aggiungere gli avvitamenti. Devi capire in cosa allenarti e perfezionarti, quali tuffi ti fanno sentire a tuo agio, a modo tuo. Sapevo da subito che il quint half sarebbe stato perfetto per me, ma ci ho messo 8 anni a padroneggiarlo.

Duque: E lo fai alla grande.

Duque: Gary, ora che anche gli altri eseguono tuffi più complessi e di maggiore qualità, una cosa che tu hai fatto da sempre. Come hai fatto a trovare un equilibrio tra difficoltà e pulizia esecutiva?

Gary Hunt: Trovi l'equilibrio con l'esperienza: ogni diver affronta un proprio percorso con cui raggiungere il massimo CD, o comunque un livello tale da permettergli di eseguire tuffi di una certa difficoltà con sicurezza e precisione. In certi casi c'è chi prova a farne qualcuno più difficile, ma poi vede che ha problemi e fa un passo indietro, come Steve con il quint, o io con il front twist.

Duque: Credi sia stato tu a spostare i limiti dello sport così in avanti? Per molti anni ci si è concentrati o sulla difficoltà oppure sulla pulizia, tu hai da subito portato tuffi difficili eseguiti alla perfezione.

Hunt: Certo, se chi è al comando aumenta l'asticella della difficoltà, gli altri si adeguano, e per poter competere non possono far altro. Il merito è anche della regolarità di una stagione, che permette di perfezionarsi gara dopo gara. Le prime tappe possono non andare bene, ma poi nel corso del campionato ci si adatta a ciò che fanno gli avversari.

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Gary Hunt sembra essersi ripreso dal recente blocco mentale che gli impediva di eseguire avvitamenti nei suoi tuffi. Foto: Romina Amato/Red Bull Content Pool.

Duque: Andy, i tuoi tuffi sono complessi, ma li esegui bene e stai ottenendo buoni risultati.

Andy Jones: All'inizio mi spaventavano i tuffi così difficili. Ne ho fatti tanti semplici, perfezionando le entrate. Ma quando ne ho fatti di più difficili le entrate erano diventate un problema, e ho iniziato a lavorarci prima dai 10 metri, così da farli sempre meglio. Forse è una questione di numeri. Ma non basta farlo da quell'altezza, noi ci tuffiamo dai 27 metri, quindi ciò che va bene dai 10 o dai 20, cambia tutto dai 27.

Duque: Adriana, i tuoi tuffi sono tra i più difficili tra quelli della competizione femminile. Come riesci a farli bene?

Adriana Jimenez: Il mio segreto sta tutto nella visualizzazione e nei dettagli, studiando il ritmo del tuffo e la posizione dell'acqua.

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Adriana Jimenez si tuffa dalla piattaforma a 20 metri sulle acque del Lago di Lucerna. Foto: Romina Amato/Red Bull Content Pool.

Duque: Il livello di competizione è così alto al momento da dover portare tuffi complessi ed eseguirli al meglio. Come combini le due cose per poter raggiungere la vetta del podio?

Rhiannan Iffland: È difficile prendere parte ad una gara e compiere 4 tuffi tutti al meglio. Credo sia tutta una questione di testa e di corretto allenamento: sii sicuro di te stesso e punta tutto su ciò che sai fare.

Duque: Credi di aver trovato una formula tutta tua?

Iffland: Mi piace credere di sì. Nella mia prima stagione ho dovuto apprendere tutto molto velocemente. Alcune cose non sono andate bene, e mi hanno dato una svegliata. Ma niente panico durante una gara, devo solo pensare a fare i tuffi che conosco e dimenticare, nei limiti del possibile, che lì ci sono dei giudici a valutare la mia performance.

In questo sport sempre più competitivo, gli atleti di entrambe le categorie aumentano via via la complessità dei loro tuffi. Costanza e pulizia sono la chiave del successo, poco ma sicuro. Far bene un tuffo complesso una volta ogni tanto non basta per vincere, e per portarsi il trofeo del Re Kahekili a casa bisogna trovare un equilibrio tra difficoltà e pulizia di esecuzione.

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