La storia del Cliff Diving

Orlando Duque
Scopri di più sulle origini dello sport estremo più antico del mondo

Sin dal 2009, la Red Bull Cliff Diving World Series è stata una vetrina di azione scenografica e di tuffi dall'incredibile complessità. Ma lo sport stesso è nato in realtà secoli prima, alle Hawaii. Guarda il video e continua a leggere per scoprire le origini dello sport estremo più antico del mondo.

È il premio che ogni cliff diver sogna di vincere, ma solo il migliore fra i migliori riceverà il titolo della World Series, in onore del grande capo hawaiano, Re Kahekili, che per primo si lanciò dalle sacre scogliere di Kaunolu, luogo di nascita del regale sport del cliff diving. Gli antichi princìpi hawaiani del "mana" (potere) e "pono" (equilibrio) erano determinanti nello "spiccare il volo da un'alta scogliera, entrando in acqua senza sollevare neanche uno spruzzo": è questa la libera traduzione del "lele kawa", un'usanza nata nelle remote isole del Pacifico nel XVIII secolo. Tramandati di generazione in generazione, questi princìpi sono giunti fino a noi, e costituiscono oggi i prerequisiti fondamentali dello sport del cliff diving. È stato da una roccia lavica che l'ultimo regnante indipendente di Maui, Re Kahekili, si tuffò alla fine del 1700.

Kaunolu, sulla costa sud dell'isola di Lanai, custodisce le più grandi rovine (ancora in piedi) di un villaggio preistorico hawaiano, ed è lì che ha avuto tutto inizio. Il luogo in cui si tuffava il re è sempre stato considerato sacro, e fino ad oggi il nome del sovrano è legato a doppio filo agli albori dello sport estremo più antico della storia dell'umanità. Nella cultura hawaiana, l'arte fisica e quella spirituale sono connesse, intrecciate. "Per poter essere fisicamente solido, anche la parte spirituale doveva essere 'pono', in equilibrio. Era così che lo spirito spiccava il volo da queste rocce. Se un uomo aveva vissuto secondo la morale, quando lo spirito si tuffava, i suoi antenati andavano ad accoglierlo, per portarlo nel mondo ancestrale," spiega la storica hawaiana Luana Kawaa, "e quindi Kahekili veniva in questo luogo e poteva mettere piede in un'area che era 'kapu', ovvero proibita agli uomini, sapendo di non essere minimamente in pericolo quando saltava da queste scogliere. I suoi guerrieri gli videro compiere questa impresa, e compresero solo allora quanta potenza spirituale fosse necessaria per poter compiere un simile gesto. Questo lo rese divino, ed ecco perché i capi venivano considerati divinità qui."

Secondo la leggenda, Kahekili considerava i tuffi dalle scogliere vere e proprie cerimonie di iniziazione dei suoi guerrieri. Il re chiedeva loro di seguire il suo esempio e di saltare dalle rocce per provare la loro fedeltà. Gli storici ritengono che dietro a questi tuffi si celasse un'idea competitiva: "Non sappiamo se il re volesse effettivamente che i suoi guerrieri si lanciassero nel vuoto, ma in ogni caso li sfidava. E nella nostra cultura, se ci pensiamo bene, chiedere a una persona di fare qualcosa ha un determinato significato, sfidarla a farla... è allora che ottieni una vera partecipazione".

Ed è proprio questo, una vera partecipazione, che viene richiesto agli atleti della World Series per poter vincere il trofeo, creato dall'artista hawaiano Kuaho Zane. Un oggetto ispirato, nella forma e nella posizione, alle statue di legno chiamate ki'i in lingua locale, intagliate tradizionalmente come rappresentazioni tridimensionali degli dei e degli antenati protettori (aumakua). Il trofeo, con la sua sommità asimmetrica a forma di scogliera, è stampato lungo tutta la parte destra - similmente al tatuaggio che ricopriva interamente il lato destro del corpo di Kahekili. La base è in legno Koa e simboleggia i piedi del ki'i e del diver - che devono appunto tuffarsi entrando in acqua con i piedi.

La Red Bull Cliff Diving Series raccoglie la sfida, e intende stabilire quale atleta avrà "mana" e "pono" a sufficienza per eseguire il migliore "lele kawa" e conquistare il titolo del 2019.