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Tutti i numeri del successo

Il tuffo di Jonathan Paredes dai 27m
Data: 08/10/2015

50 tappe, 23 paesi, 3 campionati, uno standard sportivo elevatissimo e tantissimi atleti affamati a bussare alla porta della World Series. Nel cliff diving non sono i semplici numeri a stupire, ma è il coinvolgimento, le emozioni, l'orgoglio.

Un momento da incorniciare: era il maggio del 2009 quando la Red Bull Cliff Diving World Series prese il via in una città francese chiamata La Rochelle, nome traducibile letteralmente con "piccola scogliera". Non era solo il nome ad essere perfetto, ma era anche il posto giusto per presentare al mondo questo sport sempre pronto a stupire e impressionare. Migliaia di spettatori accolsero la dozzina di atleti che per primi si tuffarono in questa sfida con entusiasmo, rispetto e passione, tre elementi legati a doppio filo col cliff diving. Quando ci si tuffa dall'equivalente di tre piani e la velocità massima raggiunta è di 85 chilometri orari in meno di tre secondi, dove non ci sono "protezioni" oltre a concentrazione, abilità e controllo fisico, è proprio ciò di cui si ha bisogno.

Sin da allora, si sono sfidati 44 atleti di 20 diverse nazionalità tra i 19 e i 46 anni, 22 dei quali sono stati tuffatori permanenti di ogni World Series. Il primo vincitore in assoluto, Andrey Ignatenko, era solo il primo di sei atleti ucraini che in sette anni di vita hanno preso parte alla competizione: l'Ucraina è stata la nazione più forte e presente di tutte, seguita dagli Stati Uniti (5), Colombia e Messico (entrambi 4). Quando si pensa ai migliori atleti del mondo, tre nomi vengono immediatamente in mente: Orlando Duque, la leggenda colombiana, il primo campione in assoluto di una Red Bull Cliff Diving World Series, vincitore di 13 tornei mondiali fino ad ora e ancora un grande combattente, all'età di 41 anni. L'orgoglioso e ambizioso Artem Silchenko, il peso massimo russo, che ha vinto il titolo nel 2013, ha chiuso cinque stagioni tra i primi tre in classifica generale e mantiene il record del tuffo con il coefficiente di difficoltà più elevato. E poi c'è ovviamente il "Brilliant Brit", Gary Hunt, l'unico atleta ad aver partecipato a tutte e 50 le tappe: 25 vittorie a suo nome, il 50% di quelle disputate, 5 stagioni vinte e 44 podi conquistati in sette anni. "La leggenda di questa era", "persone come lui sono davvero rare nello sport", "il personaggio di un videogioco che realizza il tuffo come vuoi tu", "l'atleta che tutti vorremmo essere". È così che i suoi avversari descrivono il 31enne, che non sembra ancora aver realizzato di essere uno dei migliori in circolazione, che resta perennemente con i piedi per terra e che punta solo a fare il suo lavoro. La vittoria di una singola tappa è stata riservata a soli 8 atleti, e Steven LoBue, tre volte vincitore, inclusa la 50esima ed ultima tappa di Bilbao, parla per tutti loro: "La prima volta che ho vinto ero sorpreso e confuso, assolutamente! Sfidare e battere atleti di quel livello è stato incredibile, così come il rientrare in quella ristretta cerchia di vincitori, è un qualcosa di speciale."

L'americano è un perfetto esempio dello sviluppo dello sport negli ultimi 7 anni. LoBue ha due tuffi con un coefficiente di difficoltà più alto di 6.0 nella sua lista, ed è per questo motivo uno dei 5 atleti che compete al livello più elevato, laddove nel 2009 fu solo Gary Hunt a superare quella soglia con i 6.2 del suo "Triple Quad", durante la gara di Adalia, Turchia. Questi 5 atleti (a completare la lista sono Blake Aldridge, Artem Silchenko e David Colturi) hanno contribuito ad alzare l'asticella della difficoltà da una media di 5.2 a 5.56 dal 2009. Una crescita ben più elevata del normale.

Cos'è aumentato e non poco dal 2009, al di là del livello puramente sportivo, è il numero di chilometri percorsi dalla World Series. Con le 50 tappe in 28 differenti location, 23 nazioni e 4 continenti, il campionato più prestigioso di questo sport ha viaggiato per 214.454,15 chilometri, o 5,35 volte la circonferenza terrestre. Dalle fenomenali Azzorre, nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico, ad ormai classiche location come La Rochelle, in Francia, fino alla lontana ed esotica Isola di Phi Phi in Tailandia, e il magico Cenote Ik Kil nello Yucatán, Messico. Hilo, Hawaii, l'ultima tappa del 2010, e Rapa Nui, Cile, prima tappa del 2011, sono state le località più remote nei 7 anni di Red Bull Cliff Diving. Artem Silchenko pensa quasi di voler dedicare la "Giornata dei Cosmonauti", festa russa, a questo sport, "perché quelli che sono andati nello spazio hanno percorso meno chilometri di noi."

Per quanto lontana, la World Series è stata sempre ben accolta in tutto il mondo, con un record di spettatori, 75.000, ottenuto in Francia nel 2015. Nel corso di 7 anni, la World Series ha attirato attorno a sé oltre un milione di persone. "Vedere tutta quella gente assistere alle nostre gare fa sentire tutto il rispetto e la stima che provano per noi, e donare gioia e divertimento a così tante persone è davvero una gran cosa. Un milione di persone alle quali far provare un'emozione è una cifra pazzesca," dice Gary Hunt. Trovarsi sulla cima di un trampolino posizionato a 27 metri d'altezza e avere 60 o 70 mila persone a terra a fare il tifo per te, è un'esperienza decisamente unica, da pelle d'oca. "Devi godertelo al massimo, perché non è qualcosa che succede così spesso. Non siamo dei giocatori di calcio, a loro succede tre volte alla settimana; questo è il cliff diving," afferma Orlando Duque, "è davvero incredibile. Un milione di persone è tanta, tantissima gente. Quando dal trampolino ne vedi 50.000 e ti sembrano chissà cosa, pensa ad immaginarne un milione."

Il pubblico entusiasta e i riscontri positivi provenienti da ogni dove hanno portato all'introduzione, nel 2014, di una World Series femminile, che ha recentemente incoronato l'americana Rachelle Simpson per la seconda volta di fila, i primi di settembre. Con 6 tappe, 11 atlete di 8 diverse nazionalità e un palese aumento di difficoltà nel giro di due stagioni, le tuffatrici sono una realtà sempre più affermata nel circuito della World Series.

Nuove tappe, nuovi posti, magari anche qualcuno che riesca a spodestare Gary Hunt: cosa possiamo aspettarci dalla World Series nei prossimi anni, oltre alla trasmissione in diretta di ogni evento su Red Bull TV già dal 2016? Gary Hunt: "Io credo che diventerà sempre più grande. Molti più paesi la stanno notando, e anche molte più persone, sembra che stiamo andando nella giusta direzione per rendere il cliff diving qualcosa che sempre più spettatori amano guardare."

La storia del Red Bull Cliff Diving potrà anche essere più corta di quella di altri sport, ma per gli atleti, i fan e chiunque abbia preso parte al tutto, 50 non è solo un numero. Significa emozioni, stress, competizione. 100 di queste tappe!

Nel video, i tuffatori parlano della storia e dei progressi della Red Bull Cliff Diving World Series.